Uno spyware sviluppato dalla società israeliana NSO Group è stato utilizzato per infettare il telefono del rettore dell’Università di Belgrado, Vladan Đokić, uno dei principali sostenitori delle proteste studentesche contro il leader populista serbo Aleksandar Vučić, hanno affermato lunedì alcune organizzazioni per la tutela dei diritti individuali serbe.
La rivelazione arriva alla vigilia delle elezioni serbe del 25 ottobre al culmine di quasi due anni di proteste contro Vučić e i 14 anni di governo del suo Partito Progressista Serbo.
Citizen Lab, un gruppo di ricerca che indaga sulla sorveglianza digitale e sugli attacchi tramite spyware, ha affermato con «elevata certezza» che il telefono di Đokić è stato infettato dallo spyware Pegasus nel 2026. L’analisi forense è stata condotta in collaborazione con la Fondazione SHARE, con sede in Serbia, che si batte per la tutela dei diritti individuali e contro le interferenze digitali.
Questi risultati alimentano le preoccupazioni relative alla sorveglianza di studenti, attivisti e altri critici del governo. Il 2 settembre, SHARE ha dichiarato che almeno 14 persone in Serbia sono state prese di mira da spyware avanzato dall’inizio del 2026, tra cui studenti, attivisti, un membro del parlamento e un consigliere comunale dell’opposizione.
È in corso un’indagine separata per verificare se anche il telefono di Rade Bajić, sostituto procuratore presso la Procura serba per la criminalità organizzata, sia stato hackerato. Secondo SHARE, ad agosto Apple ha informato Bajić, con un elevato grado di certezza, di essere stato preso di mira da uno spyware mercenario.
Bajić ha lavorato al cosiddetto «caso dello Stato Maggiore», riguardante presunti casi di corruzione legati ai piani per trasformare un ex complesso militare bombardato a Belgrado in un complesso residenziale di lusso sostenuto da una società collegata a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il progetto è stato successivamente annullato. Un ministro del governo e diversi altri imputati nel caso sono sotto processo in Serbia.
Đokić è emerso come figura di spicco nel movimento di protesta in qualità di rettore della più grande università della Serbia. Ha sostenuto gli studenti e ha resistito alle pressioni del governo volte a porre fine ai blocchi delle facoltà nella capitale. A marzo la polizia ha fatto irruzione nei suoi uffici, adducendo come motivo un’indagine sulla morte di uno studente.
Bajić, nel frattempo, è stato sostituito dopo aver denunciato presunti casi di corruzione relativi al progetto edilizio dello Stato Maggiore. Il caso ha sollevato interrogativi sulla potenziale responsabilità penale dei funzionari statali e sui legami tra potere politico e grandi progetti immobiliari.
Accuse di sorveglianza alla vigilia delle elezioni
Đokić ha descritto l’hacking del suo telefono, in un post su Instagram, come un “grave attacco alla mia privacy, alla mia sicurezza e all’integrità della carica di rettore”. Lo ha definito “l’ennesimo tentativo di intimidazione volto a impedire qualsiasi posizione critica e azione pubblica”.
Le autorità serbe non hanno commentato immediatamente le ultime scoperte. Il governo ha già negato in precedenza le accuse di sorveglianza illegale, mentre il ministero dell’Interno e l’Agenzia di intelligence per la sicurezza (BIA) non hanno risposto alle domande dei media sugli attacchi con spyware segnalati.
SHARE ha avvertito che la sorveglianza mirata a persone appartenenti alla magistratura e al mondo universitario minaccia l’indipendenza istituzionale e scoraggia chi lavora nell’interesse pubblico. Senza indagini efficaci e senza che venga assicurata la responsabilità di chi ha agito, ha affermato l’organizzazione, la repressione digitale rischia di diffondersi in ulteriori settori della società e di mettere a tacere le voci critiche.
Le ultime scoperte fanno seguito a precedenti segnalazioni di attacchi con spyware contro studenti e attivisti. Il Citizen Lab aveva già confermato che Pegasus aveva infettato il telefono della studentessa Jelena Kontić, in quello che SHARE ha descritto come il primo caso confermato di infezione riuscita da Pegasus in Serbia.
Domenica il movimento studentesco ha avvertito che le sue riunioni erano sotto sorveglianza e ha affermato che le autorità avrebbero pianificato di arrestare diversi suoi membri in vista di una grande manifestazione prevista per giovedì. La polizia non ha commentato tali accuse.
“A sei giorni dalle elezioni in Serbia, ciò è profondamente allarmante. La sorveglianza e l’intimidazione non hanno posto in una democrazia e sono incompatibili con il futuro europeo della Serbia. Chiediamo un’indagine completa e indipendente. La Serbia deve essere libera di scegliere il proprio futuro senza paura, intimidazioni o sorveglianza”, ha commentato il gruppo europeo PDE-EDP (Renew).
Decine di studenti sono stati arrestati durante le proteste in Serbia per presunte attività antistatali. Vučić ha ripetutamente affermato, senza presentare prove, che le manifestazioni sono organizzate dall’estero nel tentativo di “distruggere” il Paese.
Le proteste sono scoppiate nel novembre 2024 dopo che il crollo di una pensilina in cemento alla stazione ferroviaria di Novi Sad ha causato la morte di 16 persone. Gli studenti hanno chiesto che venga fatta luce sul disastro, che secondo loro è stato causato da negligenza alimentata dalla corruzione durante i lavori di ristrutturazione.
Pegasus è uno spyware sviluppato dalla società israeliana NSO Group. È in grado di infiltrarsi segretamente negli smartphone, consentendo agli operatori di accedere a messaggi e altri dati, tracciare la posizione dell’utente e, potenzialmente, attivare il microfono e la fotocamera del dispositivo. I cosiddetti attacchi “zero-click” possono compromettere un dispositivo senza che il proprietario compia alcuna azione.
NSO Group sostiene che la propria tecnologia venga venduta ad agenzie governative per combattere la criminalità grave e il terrorismo. Tuttavia, indagini condotte da giornalisti e ricercatori nel campo dei diritti umani ne hanno documentato l’uso contro giornalisti, attivisti e altri membri della società civile.
Nel novembre 2021, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha inserito NSO Group nella propria lista nera commerciale, citando prove secondo cui governi stranieri avrebbero utilizzato il suo spyware per prendere di mira giornalisti, attivisti e funzionari governativi. Tale designazione limita l’accesso dell’azienda a beni e tecnologie statunitensi.
Lo scandalo dello spyware ha scosso anche l’Ungheria e la Grecia. In Ungheria, l’inchiesta “Pegasus Project” del 2021 ha identificato giornalisti, avvocati, attivisti e esponenti dell’opposizione tra i potenziali bersagli della sorveglianza tramite lo spyware di NSO Group. Le rivelazioni hanno sollevato interrogativi sull’uso della sorveglianza di Stato contro i critici del governo, sebbene la semplice inclusione nell’elenco trapelato non dimostrasse che un telefono fosse stato infettato.
In Grecia, il cosiddetto scandalo “Predatorgate” è scoppiato nel 2022 dopo che è emerso che il giornalista Thanasis Koukakis era stato preso di mira con lo spyware Predator e il leader dell’opposizione Nikos Androulakis ha denunciato un tentativo di infettare il suo telefono.
Anche la Bulgaria ha dovuto affrontare interrogativi sul possibile utilizzo di Pegasus, sebbene dalle indagini citate non sia emerso alcun caso pubblicamente confermato di infezione riuscita. Nel luglio 2021, l’indagine internazionale del Pegasus Project ha sollevato dubbi sulla presenza della tecnologia di NSO Group in Bulgaria, dopo che alcune segnalazioni avevano collegato un’azienda bulgara alla società israeliana produttrice di spyware. Nel febbraio 2022, la Procura della città di Sofia ha avviato un’indagine sul possibile uso illegale di Pegasus da parte delle istituzioni statali.
La questione è giunta anche al Parlamento europeo, dove uno studio del 2022 sullo scandalo Pegasus ha rilevato che l’allora primo ministro Kiril Petkov aveva affermato che non vi erano indicazioni che i servizi di sicurezza bulgari avessero utilizzato lo spyware.2
Articolo tradotto da Luca Gualco. Leggi qui la versione originale pubblicata su EUalive.

